domenica 9 marzo 2008

Vélib e Vélo'v

Oggi scrivo da Lyon, bellissima, affascinante città della regione Rhone-Alpes. Se la visitate, consiglio a tutti di andare a fare due passi la domenica al mercato della Croix Rousse. Fateci la spesa, e di fronte a certi banchi carichi di formaggi e profumi francesi non potrete fare a meno di intrattenervi in chiacchiere con i Lionesi, gentili e sempre pronti a spiegarvi qual è il miglior modo di cucinare questo o quello. Subito dopo, tappa obbligatoria al Cafè Jutard, storico locale dove gustare uno strepitoso aperitivo a base di ostriche, pane nero con burro bretone "demi sal" e vino bianco.

Lyon è una città in rapida trasformazione, analoga a Torino per grandezza e numero di abitanti, ma nettamente più vivace e vivibile. Tre linee di metropolitana, piste ciclabili e servizi efficienti; e non è tutto. Forse non tutti sanno che Lyon è la prima città francese ad aver sperimentato il sistema Velo'v che solo in un secondo tempo è stato acquisito dalla capitale Parigi, con il nome Velib; se volete sapere che cosa è Velib potete leggere questo articolo.


Velib. Se la rivoluzione a pedali la fanno i Francesi
Gianni Ventola Danese
Liberazione, 2 marzo 2008


M adame et Messieurs, voilà le Velib. Velib, da velo , bicicletta, e liberté .
Da amante della bicicletta mi fermo estasiato a guardare le stazioni di noleggio e gli eleganti "velocipedi" color grigio topo (pare che il colore sia una scelta del sindaco Delanoë in persona), un po' pesanti ma alleggeriti dal disegno vagamente liberty. A Parigi ce ne sono ovunque. Mi fermo in Rue de Rivoli e inizio a contarli. In pochi minuti passano 43 Velib e 29 "biciclette civili". E un po' dappertutto e in ogni momento il numero di Velib è confrontabile con quello delle altre bici. La sensazione è che Delanoë sia riuscito a raddoppiare l'utenza a pedali.
Per migliorare la qualità della vita dei parigini, il sindaco ha vinto una enorme scommessa: mettere in piedi il più complesso servizio al mondo di biciclette a noleggio.
La mairie, il municipio di Parigi, ha annunciato la realizzazione delle piccole stazioni Velib a maggio dello scorso anno. Centinaia e centinaia di piccoli scavi hanno punteggiato la capitale per qualche settimana. Le stazioni sono state completate, e le bici consegnate, in un paio di mesi. L'inaugurazione del sistema è avvenuta il 15 luglio 2007, il giorno successivo alla festa nazionale. Quel giorno erano già pronte 750 stazioni e 10mila biciclette. I lavori continuano: a inizio 2008 le stazioni sono diventate 1451 e le bici 20mila 600.
I sondaggi dicono che già a fine settembre 2007 un parigino su cinque aveva provato Velib e che l'8 per cento della popolazione è già diventato un utilizzatore abituale. Quotidiani e settimanali, sono traboccanti di notizie sul fenomeno Velib. Voglio assolutamente provarlo. Per fare un abbonamento giornaliero è necessaria una carta di credito di quelle con il "chip elettronico". Per fortuna sono in compagnia di Anne. Lei è francese e ha quella carta di credito! La cosa più conveniente è l'abbonamento annuale: oggi sono già 120mila i parigini che lo hanno. La stazione Velib più vicina è praticamente sotto casa. I punti di noleggio sono totalmente automatizzati. Le bici sono agganciate ad un supporto con un lettore ottico. Basta avvicinare la tessera, una lucetta diventa verde. A quel punto la bici si sgancia e si può partire. La bici è comoda, scorrevole, con un cambio a tre velocità. Percorriamo un bel tratto di strada, raggiungiamo i piedi della collina di Montmartre, immediatamente adocchiamo una stazione. Agganciamo le bici, di nuovo luce verde e segnale sonoro confermano che tutto è in regola. Ci avviamo a piedi per i vicoli di Monmartre. Quanto ci è costato? Niente, neanche un centesimo. Perché se si usa la bici per meno di mezz'ora il noleggio è gratuito. Sì, gratuito!
Infatti, il sistema Velib è progettato proprio per i brevi spostamenti, quelli fino a 10/15 chilometri. Il sistema tariffario prevede che, dopo la prima mezz'ora gratuita, si paghi poi un euro per la seconda mezz'ora, due euro per la terza, quattro euro per la quarta e le successive. Insomma, Velib non si usa per andare in gita ma è un vero e proprio mezzo di trasporto urbano. La lezione è stata appresa dai parigini, la durata media dell'utilizzo delle biciclette è infatti di 22 minuti. Ogni bici viene usata 6-7 volte al giorno. E una volta tornati a casa, si può accedere al sito Velib (velib.paris.fr) e, inserendo il numero dell'abbonamento, controllare tutti i propri spostamenti, la durata e gli eventuali costi.
Non mancano gli inconvenienti, come ad esempio quello di trovare la stazione sotto casa già sguarnita di biciclette di prima mattina o, peggio, quello di non riuscire a lasciare la bici una volta arrivati perché le stazioni sono al completo. In ogni caso, ogni borne , la colonna della stazione, è in grado di dirti qual è il punto più vicino dove ci sono bici libere da prendere oppure posti liberi per restituirle. Insomma, tutte le informazioni disponibili su un piccolo terminale touch screen . Per me, che abito a Roma, dove la bici è vissuta come un ritorno al passato, è un po' come vivere in un racconto di fantascienza.
Sono bastati cinque giorni di soggiorno a Parigi per farmi diventare un entusiasta velibista. Abbiamo preso la bici per tre, quattro volte al giorno per tragitti quasi sempre inferiori alla mezz'ora e pertanto gratuiti. La sera, pedalare in città regala emozioni bellissime. In riva alla Senna si ritrovano i musicisti. Si lascia la bici. Si suona la fisarmonica, si balla, i battelli turistici e le chiatte cariche di ghiaia sfilano borbottando. Si riprende la bici. Il lungo Senna ti porta dritto alla visione fantastica di Notre-Dame, ci arriviamo in 20 minuti lungo i quai , le banchine che in certi punti sono esclusivamente pedonabili e ciclabili. Arrivati. La stazione è proprio lì. Lasciamo le bici e proseguiamo a piedi.
L'aspetto che rende Velib a tutti gli effetti un'autentica opzione in più per il trasporto dei parigini è proprio questo: la sua capillarità. Ovunque tu sia c'è una stazione Velib a non più di 150 passi. Da qualsiasi punto di Parigi in 2-3 minuti si arriva a piedi alla stazione Velib più vicina.
Il territorio del Comune di Parigi non è grande. I limiti amministrativi coincidono con il Boulevard Peripherique, un anello autostradale di forma ellittica. Al suo interno vivono 2,2 milioni di persone e qui sono state costruite le stazioni Velib. Distribuendo uniformemente 1451 stazioni in un territorio così limitato, la distanza media tra le stazioni risulta inferiore a 300 metri. E per riequilibrare il numero delle biciclette presenti in ogni stazione ci sono auto con rimorchio in grado di spostare sino a 20 Velib alla volta da un punto all'altro. Auto a metano, naturalmente. E per le riparazioni? Una péniche , una chiatta, sale e scende la Senna per recuperare le bici da aggiustare. A bordo, un marinaio e 11 meccanici lavorano per Velib.
È evidente che un sistema di noleggio bici di questa dimensione ha un costo di gestione molto alto. Ci sono oltre 400 persone assunte a tempo pieno per Velib, nel mantenimento di bici e stazioni e nell'amministrazione. Chi paga? Non certo gli utilizzatori, visto il prezzo simbolico del servizio. Non la Mairie, che anzi incassa i soldi degli abbonamenti e di ogni spostamento oltre la mezz'ora. Il servizio è fornito dalla società JCDecaux che, in cambio, ha avuto la gestione di tutti gli spazi pubblicitari dell'arredo urbano parigino. Però Delanoë gli affari li sa fare. Nel contratto precedente JCDecaux per questo enorme mercato pagava 1,8 milioni di euro. Ora, con il nuovo contratto paga 3,5 milioni più il servizio Velib. È probabile che JCDecaux abbia pensato a Parigi come a una vetrina, una formidabile pubblicità per esportare il sistema in altre città.
Lascio Parigi, ritorno nel "bel paese". In aereo tra me e me dialogo con il futuro sindaco di Roma. «A scuola non si poteva, ma ora si può. Puoi copiare, copia Francesco! Copia il compito dal compagno di banco Delanoë. Lui è più bravo di te, ma non importa, copia, copia, non lo diremo a nessuno!».

giovedì 6 marzo 2008

Suoni multiformi multanimi

Era solo qualche tempo fa.

Mi ritrovai a parlare con Emily Verla Bovino, una studente americana presso l'Accademia di Roma, della possibilità di creare delle musiche per una sua opera d'arte, una sorta di installazione. Allorché, proposi di utilizzare non solo i suoni "convenzionali" dell'organetto, ma anche tutti i suoni materialmente producibili con questa scatola di legno carta e metallo.

Sul momento, realizzai una serie di suoni non convenzionali, con il mantice, con i tasti, con la valvola di sfiato, e con il cosidetto "cassotto". L'idea, e quei suoni misteriosi, piaquero molto a tutti e due. Le ance metalliche potevano generare rumori d'officina, echi astrali, lamenti umani. Il mantice e il cassotto si trasformavano in percussioni dalle miracolose potenzialità. Ci accorgemmo che un piccolo organetto poteva diventare il perturbante strumento di scellerate scoperte sonore, una fucina di suoni "multiformi multanimi animali domestici", per usare un celebre verso di Montale.

Ecco un esperimento musicale, veramente sorprendente, che in un certo senso segue questa prospettiva materica dello strumento. Il violoncellista Ethan Winer ha composto un brano pop, A Cello Rondò, interamente suonato usando solo suoni, ma proprio tutti i suoni, producibili con un violoncello e ne ha fatto un video molto divertente. Buona visione.



martedì 4 marzo 2008

Laica e figlia dei Lumi

Ci sono brani per organetto che sono molto utili didatticamente per introdurre a determinate tecniche e a nuove difficoltà. Uno di questi è La Marianne, un valzer facile della regione della Borgogna. Digione, tanto per orientarsi.

E' uno dei valzer più francesi che più francese non c'è, almeno dal punto di vista istituzionale. Perchè la Marianne è la rappresentazione allegorica della Repubblica francese. Rappresentata come una giovane donna dal cappello frigio, la Marianne personifica la Repubblica francese e rappresenta la permanenza dei valori della Repubblica, Liberté, Égalité, Fraternité.

La prima rappresentazione di quella che successivamente sarà identificata con la Marianne è nel celebre quadro "La Libertà che guida il popolo" di Eugène Delacroix. Essa è riprodotta fra l'altro sulla moneta da 20 cent, in busti di marmo in tutti i comuni francesi e, soprattutto, nel logo della Repubblica Francese, poiché è la rappresentazione simbolica della madre patria coraggiosa, nutrice e protettrice, forte nella guerra e nella pace.

Laica, figlia dei Lumi, incarna nella sua bellezza la società che rappresenta. "La Marianne" era anche il nome di una società segreta sorta nella provincia francese dopo il colpo di stato di Napoleone III del 2 dicembre 1851. Ora bisogna sapere che il dio Amon nella mitologia egizia era chiamato "il Nascosto, Segreto" o "l'Invisibile" e il gioco di parole sul significato della parola Marianne, cioè "amata dal Segreto", alludeva all'amore per la democrazia. Quando finalmente in Francia si instaurò la Terza Repubblica, La Marianne indicò la costituzione e poi anche la repubblica francese.

Insomma, la partitura la trovate qui, il brano è molto facile ma si presta a innumerevoli variazioni in tonalità di Do e a molte sostituzioni armoniche che la possono rendere più interessante da un punto di vista musicale. Per questo è anche un ottimo brano che si presta a essere suonato in duo.

lunedì 3 marzo 2008

Stage di musica Klezmer

Mi è sempre piaciuta quella allegria in tonalità minore che prorompe dalle melodie klezmer. Una "tristezza allegra" che si sposa benissimo con il suono della fisarmonica, dell'organetto. Perchè il suono di una fisarmonica lo percepisco sempre come malinconico, nostalgico. Anche la melodia più allegra suonata alla fisarmonica racchiude sempre un po' di poesia. La musica klezmer racchiude questa idea, splendidamente. E forse la stessa cosa si potrebbe dire per il clarinetto, un altro strumento dalla vocalità struggente. Non a caso, fisarmonica e clarinetto sono i due strumenti d'elezione della tradizione klezmer.

L’ACCADEMIA DEL MANTICE
http://www.organetto.info

organizza a ROMA

Sabato 29 marzo 2008

ALLA SCOPERTA DEL REPERTORIO KLEZMER.
STAGE DI ORGANETTO
http://www.organetto.info/stage_klezmer.rtf

Docente: Gianni Ventola Danese

Destinatari
Lo stage si rivolge a coloro che suonano l’organetto 8-12-18 bassi in SOL-DO, e che desiderano ampliare il repertorio e migliorare il loro stile esecutivo. Allo stage possono partecipare anche coloro che non leggono la musica.

Argomento dello stage
Cosa è il klezmer? Il termine klezmer nasce dalla fusione delle parole kley e zemer, letteralmente strumento musicale. Questo genere musicale fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed espressive che provengono da differenti aree geografiche e culturali (i Balcani, la Polonia e la Russia) con cui il popolo ebraico è venuto in contatto. Lo stage affronterà non solo lo studio di brani klezmer, ma anche e soprattutto il corretto stile interpretativo di questa meravigliosa musica.

Saranno analizzate e studiati brani della tradizione klezmer, tenendo in considerazione le capacità e il repertorio già in possesso della classe.

Pernottamento a Roma
L’Accademia del Mantice mette a disposizione un servizio di bed and breakfast, camere d’albergo o appartamenti per chi arriva da fuori Roma, per single, coppie e famiglie, a prezzi accessibili, in contesti puliti e accoglienti situati in zone centrali.

Info e costi
Costo dello stage: 60 euro.
Iscrizioni e info: Gianni 329.3738715, info@organetto.info

Programma delle attività
Ore 9:30 Accoglienza partecipanti
Ore 10:00-13:00 Stage (prima parte)
Ore 13:00-15:00 Pausa
Ore 15:00-18:30 Stage (seconda parte)

E per iniziare a pregustare le sonorità dello stage, ho scovato questa gustosa interpretazione di Di Grine Kuzine, la celebre composizione di Abe Schwartz, uno dei maggiori clarinettisti klezmer. La solare Minelle all'organetto, una bella atmosfera etilica quanto basta. E tutto intorno è Parigi.

La Nonchalante

Quello col cappello è Emmanuel Pariselle. Perchè il titolo di questo post fa riferimento a una bella mazurca composta da Pariselle, forse ispirata alla Valse Nonchalante di Camille Saint-Saens? Non ne sono certo, alcuni passaggi armonici potrebbero ricordarla. Emmanuel suona in duo di organetti con Christian Maes, e devo dire che il risultato non è male, anzi. In particolare, la mazurca di cui sopra, una melodia bel disegnata, elegante, che se ne va via così, con nonchalance... ma alla fine lascia il segno.

Nato a Tolosa nel 1953, Emmanuel incontra il folk a Parigi con la musica bretone, e inizia a suonare il flauto irlandese, a cui si dedica con passione fino al suo incontro con l'organetto, attraverso la musica di Serge Desaunay. Inseritosi nella vivace scena folk francese della seconda metà degli anni '80, sviluppa uno stile personale, basato essenzialmente sull'uso dell'organetto come strumento di accompagnamento.

Al Festival di Thonder in Danimarca risale il suo incontro con Martin O'Connor, con cui lavorerà per vari anni; sempre a Thonder incontra Katherine Bersoux, con la quale forma un primo gruppo legato alle musiche del Mediterraneo, Tramontane, e dopo la fine di quest'esperienza, costituisce French Alligators, formazione storica del cajun "made in France", che incide vari dischi. Con la rottura del sodalizio artistico e personale con Katherine, lavora in duo con Christian Maes e, più recentemente, con il polistrumentista guascone Didier Oliver (violino, mandolino, cornamusa).

La patitura del brano, un po' confusionaria per la verità, sono riuscito a trovarla qui. Potete ascoltare il brano sullo spazio MySpace del duo Parisielle oppure anche qui, in una esecuzione un po' "ruspante".

Insomma, Pariselle ha uno stile tutto suo, il lirismo delle sue canzoni non si dimentica in fretta. Se non siete deboli di cuore ascoltate anche Les Temps des Puces, Les Mangeux d'Terre o La Marche Nuptiale, tratte dall'omonimo Cd del 2005. E' comunque molto istruttivo ascoltarlo per il modo in cui si accompagna. Buon ascolto.

sabato 1 marzo 2008

Per Queneau?

Raymond Queneau. E' sempre stato la mia passione. Qualche anno fa, insegnando tecniche di scrittura, presi lo spunto dai suoi Esercizi di stile per costruire coi miei studenti una mirabolante collezione di tipologie testuali. Devo dire che ci divertimmo molto. Se avete tempo dategli una occhiata e non ve ne pentirete.

Oggi prendo ancora spunto da Queneau, ma questa volta in ambito musicale. "Parigi è solo un sogno, Gabriel è solo un'ombra, Zazie il sogno di un’ombra (o di un incubo) e tutta questa storia è il sogno di un sogno, l'ombra di un’ombra, poco più di un delirio scritto a macchina da un romanziere idiota". Così lo stesso Queneau parlava del suo romanzo Zazie dans le Métro (Zazie nel Metrò) dal quale Louis Malle ne trasse un bellissimo quanto visionario film.

Capita che io abbia preso spunto dalla storia di Zazie per comporre un valzer, poi capita che la clarinettista con cui suono si mette in testa di volerne ricavare una pièce teatrale con le mie musiche, mettici una brava attrice come Silvia Luzzi che aderisce immediatamente al progetto ed ecco che domenica ci ritroviamo a debuttare con questa cosa che più strana non si può, ma che forse, proprio per questo, sarebbe piaciuta a Queneau.

Per chi passasse per Roma, l'appuntamento è Domenica 2 marzo, alle ore 11.00 presso la Sala Concerti della Scuola Popolare di Musica del Testaccio, piazza O. Giustiniani 4/a.

Come disse Raymond. Sogno di sogno, ombra di ombra. Distillare la realtà nel surreale per sopportare la verità delle cose, per salvarsi, per cercare felicità. Forse. Perchè non c'è peccato più grave di quello di non credere nei sogni. O, peggio, di tradirli. Ma non tutti lo sanno...