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martedì 5 giugno 2007
sabato 2 giugno 2007
Tanto organetto tra le Dolomiti

L’edizione 2007 de “I Suoni delle Dolomiti” si aprirà con due appuntamenti dedicati alla migliore canzone d’autore italiana: ne saranno rispettivamente protagonisti Sergio Cammariere (sabato 30 giugno, a Villa Welsperg, ai piedi delle Pale di San Martino) e Gianmaria Testa (domenica 1 luglio, al Passo di Lavazé, sul Làtemar). Nel weekend successivo sarà la volta del pianista Nicola Piovani (sabato 7, nei pressi di Forte Sommo Alto, sull’Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna) e della Banda Osiris (domenica 8, Val San Nicolò, Dolomiti di Fassa). Il primo interpreterà brani tratti dalle numerose colonne sonore di cui è autore, tra cui quella de La vita è bella di Roberto Benigni, per la quale Piovani è stato insignito di un Oscar, mentre gli ineffabili tipi della Banda Osiris proporranno Movimento Arioso. Il Sentiero della Musica, primo dei progetti speciali che anche quest’anno caratterizzano “I Suoni delle Dolomiti”: assieme ad altri ottimi musicisti (l’organettista toscano Riccardo Tesi, il sassofonista partenopeo Daniele Sepe e i componenti del gruppo Ottavo Richter), i quattro attori-comici piemontesi daranno vita a un vero e proprio trekking musicale, guidando il pubblico sulle orme dei “musicus dolomiticus”, della Val di Fassa.
Precedute il 12 luglio (Malga Monte Corno) dal Quartetto di Cremona, realtà tra le più interessanti del panorama cameristico italiano, domenica 15 (Ciampač, Dolomiti di Fassa) torneranno sulle Dolomiti le magnifiche voci del coro Le Mystère des Voix Bulgares, che si cimenteranno eccezionalmente anche con canti della tradizione alpina trentina, fra i quali “La pastora e il lupo”, nell’armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli. Altro graditissimo ritorno sarà quello di Uto Ughi, che giovedì 19 luglio si esibirà assieme ai Filarmonici di Roma nel Parco di Paneveggio (località Carigole), la “foresta dei violini”: nella speciale occasione, l’illustre violinista riceverà in dono un albero che recherà il suo nome e che farà parte de “Il Bosco che Suona”, creato dalla Magnifica Comunità della Val di Fiemme, organismo al quale è affidata la cura di un patrimonio boschivo di inestimabile valore.
Nelle giornate successive si potrà assistere ai concerti dello specialista dell’organetto diatonico Stephane Delicq e del violinista François Michaud (domenica 22, Rifugio Campei, sul Monte Baldo), dell’arpista Cecilia Chailly, musicista di mirabile sensibilità e grande appassionata della montagna (mercoledì 25, Rifugio Rosetta Giovanni Pedrotti), e dei Sax Four Fun con l’argentino Javier Girotto, tutti sassofonisti (giovedì 26, Laghi di Bombasèi, sul Lagorài). La programmazione di luglio si concluderà domenica 29 (Rifugio Caldenave, Lagorài) con il concerto del violoncellista Mario Brunello - musicista-montanaro per autodefinizione che de “I Suoni delle Dolomiti” incarna al meglio lo spirito e che riceverà in dono uno degli alberi de “Il Bosco che Suona” - del violinista Marco Rizzi e del violista Danilo Rossi. I tre rinomati solisti saranno affiancati da musicisti dell’Orchestra Giovanile del Venezuela “Simon Bolivar”, punta di diamante di una straordinaria esperienza didattica e sociale che da anni coinvolge migliaia di ragazzi che hanno lasciato la vita di strada per imparare a suonare uno strumento.
Il formidabile clarinettista bulgaro Ivo Papasov e il suo Zig Zag Trio saranno gli ospiti del primo concerto di agosto, in programma giovedì 2 al Rifugio al Cacciatore, sulle Dolomiti di Brenta. Sabato 4, di nuovo al Parco di Paneveggio, il pianista Giovanni Allevi, arrivato al successo grazie ad una fortunata miscela di musica classica, jazz e new age, presenterà quindi un altro dei progetti speciali de “I Suoni delle Dolomiti 2007”: 300 Anelli, composizione ispirata allo stesso Parco e ai suoi leggendari abeti “risonanti”, eseguita con uno splendido Bösendorfer, costruito con i legni pregiati della Val di Fiemme, e con l’apporto degli archi e dei fiati de I Virtuosi Italiani. Anche il nome di Allevi sarà abbinato a uno degli alberi de “Il Bosco che Suona”.
La musica classica e il jazz, ma soprattutto musiche provenienti da vari angoli del mondo, saranno al centro dei numerosi altri concerti del mese. Per la musica classica, il Quartetto d’Archi della Scala salirà domenica 5 al Rifugio Alimonta (Dolomiti di Brenta), mentre il Gomalan Brass Quintet raggiungerà mercoledì 22 Malga Caret (sull’Adamello). Domenica 11 è previsto un doppio appuntamento (la mattina a Malga Venegiota, Pale di San Martino, e il pomeriggio a Pian della Vezzana) dedicato a Mozart dai Gruppi da Camera dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, orchestra fortemente voluta da Riccardo Muti, e dagli Attori della non scuola.
L’anima multietnica de “I Suoni delle Dolomti 2007” sarà invece incarnata dal trio di Francesca Breschi, una delle più versatili voci femminili italiane (mercoledì 8, Rifugio Berg Vagabunden Hütte, Dolomiti di Fassa), dal duo formato da Michel Godard e da Gavino Murgia (giovedì 9, Rifugio La Montanara, Dolomiti di Brenta); dalla portoghese Teresa Salgueiro, poetica voce dei Madredeus (lunedì 13, Regole di Malosco, Monte Penegal), dal palestinese Adel Salameh, virtuoso del liuto arabo (sabato 18, Rifugio Monti Pallidi, Dolomiti di Fassa); dal fantasioso percussionista indiano Trilok Gurtu, che suonerà con l’italiano Arké String Quartet (domenica 19, Malga Fratte, Monti Lessini).
Ed ancora: da uno dei più grandi maestri viventi della musica classica indiana, Hariprasad Chaurasia, inarrivabile virtuoso del flauto bansuri (giovedì 23, Malga Bocche, Dolomiti di Fassa); dal gruppo salentino Officina Zoé e dal percussionista africano Baba Sissoko (sabato 25, Rifugio Giovanni Tonini, Lagorài); dal Dhjarpa Project, che riunisce due suonatori di didgeridoo, lo strumento degli aborigeni australiani (domenica 26, Lago Calaita, Lagorài); dal duo “celtico” formato dal suonatore di cornamuse Emanuele Zanfretta e dall’arpista Patrizia Borromeo (giovedì 30, Baita Valace, Làtemar).
A porre il sigillo conclusivo alla lunga, affascinante maratona musicale de “I Suoni delle Dolomiti 2007” saranno sabato 1 settembre (Vardabe, Làtemar) il trio formato da Nico Gori (sassofoni e clarinetti), Franco Santarnecchi (tastiere) e Piero Borri (batteria), impegnati in un omaggio ad una delle personalità storiche del jazz più forti e innovative, John Coltrane, e sabato 8 (Rifugio Micheluzzi, Dolomiti di Fassa) il pregevole fisarmonicista francese Richard Galliano, simbolo di una musica che si nutre di tante musiche. Nel suo caso, jazz, tango e musette.
Infine, ormai collaudato festival nel festival, “L’Alba delle Dolomiti”: cinque appuntamenti che saluteranno il sorgere del sole, evento naturale che in Trentino regala ogni mattina emozioni davvero uniche. Ne saranno protagonisti: l’attore e scrittore Ascanio Celestini, uno dei nomi nuovi del teatro italiano, con il violista Danilo Rossi (sabato 14 luglio, Rifugio Giovanni Segantini, Presanella); l’astrofisica Margherita Hack con Mario Brunello (sabato 21 luglio, Rifugio Fuchiade, Dolomiti di Fassa); David Riondino, personalità poliedrica che spazia dal teatro alla canzone, con il vulcanico trombonista Gianluca Petrella (mercoledì 1 agosto, Rifugio Roda di Vaél, Dolomiti di Fassa); il Coro Sasso Rosso, uno dei più apprezzati cori del Trentino (domenica 12 agosto, Buse de Tresca, Alpe Pampeago); il trombettista statunitense Dave Douglas, una delle figure cardine del jazz contemporaneo (mercoledì 14 agosto, Rifugio Larcher, Cevedale). Ospite di più edizioni passate de “I Suoni delle Dolomiti”, lo stesso Dave Douglas ha espresso lo scorso anno il desiderio di partecipare ad una delle albe: segno che suonare tra la cime del Trentino è un’esperienza che non si dimentica facilmente e che ogni volta è fonte di nuove sensazioni.
In occasione di ciascun appuntamento è possibile effettuare un’escursione con le Guide Alpine del Trentino. Sono previste anche uscite di Nordic Walking assieme a un istruttore e itinerari in mountain bike con Maestri MTB AMI.
La partecipazione alle escursioni e ai concerti è libera e gratuita.
giovedì 3 maggio 2007
Laboratori didattici... ma manca l'organetto

L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival in occasione della
XII Edizione del festival della musica popolare e delle sue
contaminazioni, organizza dal 03 al 06 Agosto 2007
Suoni di passi - Laboratori didattici
Ideazione e direzione artistica del settore didattico-scientifico
di Pino Gala
Novità di questa edizione le escursioni che permetteranno ai
partecipanti di conoscere tutte le bellezze del Gargano
Tra il XVII e XIX secolo la "chitarra battente" o "chitarra
italiana" era praticamente diffusa in quasi tutte le regioni
italiane. Nel '900 le aree di resistenza di questo strumento erano
limitate al sud d'Italia. Sulla chitarra battente si cantava e si
ballava: il particolare timbro dello strumento e le sue
potenzialità ritmiche e musicali hanno sensibilmente influenzato,
oltre che le tecniche canore, anche quelle coreutiche, concorrendo
a produrre particolari stili di ballo. Tracce di "chitarra
battente" anche in Sicilia, ricordanze del mondo zampognaro in
Puglia, ma soprattutto in Sicilia dove la pratica è eccellente,
scuole liutaie e scotis in entrambe, e poi ancora friscalettu,
marranzanu e altri suoni e linguaggi corporei da riscoprire. Tracce
di mondi bizantino, normanno, angioino, aragonese, borbonico e
italiano da individuare e valorizzare. Per la prima volta vengono
presentati, studiati e insegnati da Pino Gala in un Laboratorio
didattico di ballo al Carpino Folk Festival, corredati da una ricca
documentazione video e audio.
Il percorso didattico continua con la proposizione di altri due
corsi sulle tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente
e del tamburello per l'accompagnamento dei canti e delle tarantelle
del Gargano e di gran parte del sud Italia. L'interesse per i
canti, gli strumenti musicali ed i balli di tradizione popolare si
è molto sviluppato in questi ultimi anni ed ha prodotto ricerche e
studi di un certo rilievo in particolare sul Gargano e la Puglia in
generale.
A Carpino grazie soprattutto ad Andrea Sacco è stato possibile
tramandare le tecniche e gli stili esecutivi dello strumento
principe della musica popolare garganica, la chitarra battente.
Roberto Mennona, che ha imparato alla maniera tradizionale a
suonare la chitarra battente e a cantare le tarantelle di Carpino,
ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano,
vi trasmetterà le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra
battente per l'accompagnamento dei canti e delle tarantelle del
Gargano.
L'esecuzione dell'altro strumento principe di tutte le tradizioni
del sud Italia, il tamburello, ci verrà tramandato da Antonio
Manzo, il quale come Mennona, oltre agli studi accademici, ha
potuto apprendere lo stile musicale direttamente dai depositari
della tradizione carpinese. I partecipanti potranno cosi acquisire
una conoscenza di base di gran parte dei ritmi e delle tecniche
tradizionali del sud Italia (Tarantella del Gargano, pizziche
salentine, tarantella di Montemarano, tarantelle della zona del
Pollino e del sud della Calabria) nonché, compatibilmente con il
tempo dedicato allo strumento, la capacità di eseguire alcuni di
questi brani.
Corso di Ballo Popolare
Puglia-Sicilia andata e ritorno
Antropologia della danza e della musica: prof. Pino Gala
Tecnica del ballo: Pino Gala e Tamara Biagi.
Durata totale: 17 ore Repertorio: tarantella di Carpino, S.
Giovanni
Rotondo e Ischitella, valzer fiorato, ballittu messinese, vari
scotis, tarantella pirullè, ecc.
Corso di chitarra battente
Tecnica di suono : Menonna Roberto
Repertorio: Montanara, Rodianella e Viestesana.
Durata totale: 12 ore
Corso di tamburello
Tecnica di suono : Manzo Antonio
Repertorio: garganico, salentino, montemaranese, della zona del
Pollino e del sud della Calabria
Durata totale: 12 ore
La partecipazione ai corsi è subordinata al versamento della quota
associativa di euro 250,00 che comprende, oltre all'iscrizion e ad
uno dei corsi proposti, anche l’alloggio presso una struttura
alberghiera e una convenzione per il vitto presso la medesima per
la sola durata dell'attività formativa.
Con l'iscrizione ai corsi i partecipanti potranno effettuare
gratuitamente tra il 03 e il 11 Agosto 2007 due escursioni, fra
quelle sottoproposte da Gargano Lines ed EcoSPORT Ambientali, per
scoprire le bellezze naturalistiche del Gargano.
1.la prima escursione (obbligatoria) : visita alla costa, le
grotte, i faraglioni, le baie, le calette e le spiagge ghiaiose del
intero Gargano, in comodi e veloci maxi-scafi; (3 ore + 1 di sosta
per il bagno)
2.la seconda a scelta tra il seguente elenco;
-escursione guidata in una parte incantevole di lago, in comode e
sicure canoe; (2/3 ore; facile)
-escursione guidata sottocosta in mare, in canoa, in visita a 5
grotte; (2/3 ore; facile)
-trekking leggero: attraverso una porzione nascosta del Gargano
interno, tra canyons e necropoli; (2/3 ore; lento facile e fresco).
Iscrizioni ed informazioni : Associazione Culturale Carpino Folk
Festival
Via Mazzini, 88 8211; 71010 Carpino (FG) Tel. 0884/900360 dalle
14:30 alle 19:00
3393776214 (Betty) dalle ore 19:00 in poi
corsi@carpinofolkfestival.com
venerdì 27 aprile 2007
Cercasi organettista, astenersi perditempo
Non è facile trovare lavoro oggi. Inauguriamo dunque la prima bacheca del lavoro interinale per organettisti!
CERCO ORGANETTISTA. Sono Danilo, chitarrista e violoncellista di un gruppo di musica popolare irlandese, il nostro repertorio è composto attualmente prevalentemente da slow air, ma con l'intenzione di iniziare a suonare un po' di danze, jigs e reels, avevamo bisogno di un organettista. Se potete segnalarci qualche indirizzo o qualcuno interessato, ve ne saremo molto grati. La nostra formazione è ora composta in tal modo, arpa celtica, chitarra/cello, flauti. Noi siamo di Milano e dintorni, dove facciamo anche le prove e ci incontriamo una volta ogni 15 giorni circa. Grazie dell'attenzione. Contattare danilo3d@hotmail.com
CERCO ORGANETTISTA. Sono Danilo, chitarrista e violoncellista di un gruppo di musica popolare irlandese, il nostro repertorio è composto attualmente prevalentemente da slow air, ma con l'intenzione di iniziare a suonare un po' di danze, jigs e reels, avevamo bisogno di un organettista. Se potete segnalarci qualche indirizzo o qualcuno interessato, ve ne saremo molto grati. La nostra formazione è ora composta in tal modo, arpa celtica, chitarra/cello, flauti. Noi siamo di Milano e dintorni, dove facciamo anche le prove e ci incontriamo una volta ogni 15 giorni circa. Grazie dell'attenzione. Contattare danilo3d@hotmail.com
mercoledì 18 aprile 2007
Cantamaggio!

p.s. Gianni, di più non potevo scrivere per i 100 euro che mi hai passato sotto banco...
CANTAMAGGIO
Morro d’Alba (AN), 18-20 e 31 maggio 2007
CANTO DI QUESTUA, RITO DELL’ALBERO, MUSICA
LABORATORI DI SALTARELLO, ORGANETTO E TAMBURELLO
venerdì 18 maggio
ore 10 addobbo dell’albero del maggio
dalle ore 21 musica, canti e balli spontanei in piazza con musicisti e cantori locali
sabato 19 maggio
ore 10.30-13 e 15.30-18 laboratori di saltarello (stile della val d’Aso), di organetto e di tamburello (stile della vallesina)
ore 21.30 musica popolare marchigiana
ore 22.00 concerto del gruppo BARABAN (Lombardia)
ore 24.00 lu balle de la pupa (Abruzzo)
domenica 20 maggio
ore 8.30 ritrovo dei musicisti e dei cantori in piazza
ore 9 il canto di questua viene portato casa per casa in tutte le contrade del paese ed in quelli vicini
ore 13 pranzo di saluto e di ringraziamento offerto ai musicisti ed ai cantori
ore 19 rituale dell’albero del maggio portato a braccio dai giovani del paese, accompagnati da musica e canti
a seguire balli sotto l’albero
giovedì 31 maggio
ore 22 rogo dell’albero nella piazza del paese con musica e canti
CORSI
Il saltarello è il ballo popolare per eccellenza nelle Marche. Un tempo veniva ballato dalle coppie nelle ricorrenze tradizionali legate al calendario agricolo, nel periodo di carnevale e nelle feste familiari. Mentre l’uso dei tipici strumenti che accompagnano il ballo è ancora vivo, da alcuni decenni il saltarello è ormai caduto in disuso e viene ballato quasi esclusivamente da gruppi folcloristici durante gli spettacoli. Noi vorremmo riportare il saltarello nelle piazze e tra la gente, facendola ridivenire protagonista e non solo spettatrice. Vorremmo riempire quel salto tra generazioni che ha determinato un impoverimento della diversità culturale e della tradizione locali. Non vogliamo che scompaia del tutto, ma neanche che le forme originarie del ballo vangano completamente stravolte o omologate ad altre che invece hanno resistito al tempo. E’ per questo che siamo andati a scovare i testimoni di questa danza tradizionale e siamo lieti di ospitarli in occasione di questa quarta edizione dei moduli didattici associati alla ormai affermata ricorrenza del cantamaggio.
I corsi si terranno nella mattina e nel pomeriggio di sabato e comprenderanno l’insegnamento del ballo (stile della val d’Aso) ad opera di testimoni della tradizione, dell’uso del tamburello e dell’organetto (stile della vallesina) nella famiglia dei saltarelli marchigiani. Vi saranno sessioni separate e parallele di danza, organetto e tamburello.
COSTI
Corsi corsi Euro 25
Per informazioni:
Gianni Donnini 3339265668 (organetto)
Danilo Donninelli 3485166845 (tamburello)
Franco Pirrami 3471779336 (danza)
NOTE SULLA MANIFESTAZIONE
Il Cantamaggio si svolge a Morro d’Alba* nel terzo fine settimana del mese di maggio di ogni anno per rinnovare due rituali tradizionali legati a questo mese: il canto di questua e l’albero del maggio.
Il canto rituale di questua del Cantamaggio celebra l'avvento della primavera ed affonda le sue radici nei riti pagani di fertilità, di augurio e di benessere per la comunità ed i singoli. Viene cantato da gruppi di cantori "maggianti", la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, casa per casa , nella classica formazione: organetto, triangolo, cembalo (tamburello) e voci maschili. Unica eccezione il fabrianese dove gli strumenti fondamentali di accompagnamento sono i violini ed il "violone", con l'aggiunta dell'organetto o della fisarmonica e dove il gruppo "canterini e suonatori" è solitamente più numeroso. Anche il testo del Cantamaggio contiene l'invito al padrone o alla padrona di casa (“vergara”) ad offrire dei doni alimentari, destinati poi al pranzo dei "maggianti", che conclude la festa. Invito che viene ripetuto nell'immancabile saltarello finale di richiesta (fenomeno esclusivamente marchigiano), che normalmente chiude ogni canto rituale di Questua.
Fino a qualche decennio fa, secondo la tradizione medievale del Calendimaggio, era comune, e tuttora il rito resiste in qualche comunità dell’interno, innalzare un grosso albero nella piazza del paese all’inizio del mese di maggio. Questo rito, che affonda le sue radici nella cultura celtica e nelle feste romane in onore delle dee Flora, Bona e Maia, è legato alla fertilità della terra e della donna, celebrata in un periodo in cui il rigoglio primaverile stesso è simbolo del rinnovarsi della vita.
Organizzano:
Comune di Morro d’Alba, Centro Tradizioni Popolari, Pro Loco di Morro d’Alba e le associazioni liberamente, danzintondo, l’albero del maggio
OSPITALITA’
Nel Comune di Morro d’Alba esiste un’area attrezzata per i Camper. Altre strutture:
B&B Via del campo – Monte San Vito 3393560989 www.viadelcampo.info
Albergo Shanti house – Morro d’Alba 073163325
Albergo Morobello - San Marcello 0731 267060
Per i pasti verranno allestiti stand gastronomici per l’occasione.
INFORMAZIONI GENERALI SUL PAESE
* Morro d’Alba è un piccolo paese della collina marchigiana che si trova in provincia di Ancona tra Jesi e Senigallia. E’ situato su un crinale a 10 km dal mare e la cinta muraria ed i torrioni che racchiudono il centro storico rappresentano la caratteristica più tipica per la presenza di un camminamento coperto detto “la scarpa”. Diversi sono i siti di interesse storico artistico che si trovano nel territorio del comune. Altrettanto interesse merita la produzione agricola che oltre all’olio extra vergine di oliva ed al Verdicchio dei Castelli di Jesi offre un vino DOC rosso, il Lacrima di Morro d’Alba, prodotto da un vitigno unico ed autoctono in un ristretto comprensorio che include Morro d’Alba ed alcuni comuni limitrofi.
Per arrivare a Morro d’Alba in auto potete percorrere l’autostrada A14, uscendo a Senigallia o ad Ancona nord, oppure la SS 76 proveniente da Foligno e Fabriano (uscita di Monsano).
In treno, linea Ancona-Bologna (stazioni di Senigallia o Falconara), linea Ancona-Roma (stazione di Jesi) poi proseguire con gli autobus extraurbani.
In aereo, aeroporto di Ancona-Falconara poi fino alla stazione FS di Falconara Marittima.
Per informazioni generali:
www.provincia.ancona.it/comuni/morrodalba/default.htm
www.turismo.marche.it
lunedì 16 aprile 2007
Il ballo ha fatto Boom!

Questo è un fenomeno che mi piace molto! Ne avevo già scritto, ma ora gli ho dedicato un po' più di attenzione con questo articolo...
Boombal: in Belgio i rave sono folk!
Dilaga la mania dei raduni a base di musica folk. E c’è chi dice “tutto questo mi ricorda il fenomeno punk”
Di Gianni Ventola Danese
Pubblicato sul quotidiano "Liberazione"
“Folk Explosion!”. Un’orda di persone lancia questo grido in Belgio e nascono i rave party con musica strettamente tradizionale. La modernità fagocita la musica popolare europea, la trasforma in evento che illumina le notti di Bruxelles. Il linguaggio, lo stile, la comunicazione, è quella dei rave party: luci, musica ad alto volume, piazze e luoghi pubblici invasi da migliaia di persone, birra a fiumi, e giovani, tanti giovani che disertano le discoteche per la musica popolare. In Belgio hanno trovato la formula magica per avvicinare le nuove generazioni alla musica tradizionale. E in Italia cosa succede? Da una parte, la musica folk è per “palati fini”, ex rocchettari un po’ attempati che sanno tutto sul violino finlandese e l’arpa celtica, sulla pizzica salentina e sulla tarantella “a spada”, non si perdono un festival, magari suonicchiano qualche strumento popolare e alle volte fanno noiosi discorsi sulle esecuzioni filologiche. Dall’altra la musica popolare rimane invischiata in un gioco dell’oca un po’ campanilistico fatto di sagre paesane, taniche di vino, questioni di difesa della cultura locale e delle tradizioni contadine, nonché sulla pretesa veracità di un mondo che non c’è più. Ma ai giovani che gliene frega? Loro vogliono divertirsi e pensano che la musica folk sia “roba da vecchi”. Le cose potrebbero andare altrimenti signori! Il Belgio non è lontano.
Era il 2000. Wim Claseys, insegnante di fisarmonica in una scuola pubblica della piccola cittadina universitaria di Ghent, si arrovellava il cervello su come trovare il modo per far fare un po’ d’esperienza musicale ai suoi allievi. Poi, l’idea! Un ballo potrebbe essere un modo eccellente per farli allenare suonando di fronte a un pubblico vero. Trovato un vecchio capannone in Boomstraat, organizza un piccolo ballo con alcune coppie di persone e i suoi studenti con le fisarmoniche che suonano un po’ intimiditi. Il giorno dopo Wim riceve telefonate da tutti quelli che avevano ballato la sera prima con la richiesta di organizzare un altro ballo, e poi un altro ancora. La voce si sparge e il numero delle persone aumenta perché arriva anche chi non sa ballare. Si sistemano discretamente ai bordi della sala, guardano e ascoltano mentre in loro si risveglia prepotente la voglia di muoversi a tempo di musica. Wim non lo sa, ma era nato il fenomeno Boombal.
È costretto a cercare un’altra sede, ma poi anche quella diventa piccola e alla fine si ritrova a dover affittare un grande spazio presso il centro interculturale conosciuto come “La Centrale” dove ancora oggi si svolgono i balli di massa. Sul palco non si alternano più gli impacciati principianti degli inizi, ma i migliori nomi del panorama folk internazionale. Non solo. La formula del Boombal diventa popolare e nulla si può fare per impedire che si estenda a macchia d’olio nelle altre città delle Fiandre, da Bruxelles a Leuven. E poi nasce un’altra consuetudine: non si vuole lasciare fuori nessuno, neanche quelli che non sanno ballare o che hanno la scioltezza di un ciocco di legno e così, un paio d’ore prima di ogni concerto vengono insegnati i passi fondamentali di tutte le musiche che saranno eseguite. Per questo il boombal è qualcosa di simile a qualcosa che a Bruxelles dicono di aver già visto, ovvero il cosiddetto “bal moderne”: un luogo dove prima del concerto si insegnavano insopportabili danze di gruppo.
E qui che sta tutta la carica innovativa del Boombal. Qui si balla musica tradizionale internazionale, non si fanno discorsi sulle radici (ma quali radici!), anzi, antiche melodie europee (polche, mazurche, scottische, valzer, an dro e chi più ne ha più ne metta) vengono letteralmente reinventate dai gruppi della cosiddetta newfolk generation.
Tuttavia non è solo l’atmosfera discotecara ad attrarre i giovani, ma anche il fatto non meno importante che qui la maggiorparte delle danze si ballano in coppia. Gìà, come una volta! L’impaccio assordante della discoteca qui non c’è, tra le persone c’è meno distanza e ci si conosce in fretta: questa forse la più importante rivincita della musica tradizionale sullo sciamanismo dei ritmi techno. Ma è la miscela di nuovo e moderno che funziona.
Steve van Roy dirige il centro culturale De Maalbrek a Bruxelles che ospita dalla scorsa primavera le feste boombal. “Abbiamo avuto l’idea la scorsa primavera, - racconta, - cercavamo un modo per coinvolgere le nuove generazioni affinché fossero proprio i giovani ad aiutarci a stilare l’agenda culturale del centro con idee e nuove proposte. Vede, abbiamo una sala molto grande che fino ad allora aveva ospitato esclusivamente concerti di musica classica”. E poi a quanto pare la cosa è andata oltre le generazioni: “Con la musica folk è accaduta una cosa che non era esattamente quella che ci aspettavamo, - continua Steve, - e cioè di vedere gente di cinquanta e sessant’anni divertirsi e ballare al fianco dei diciottenni. Vengono da altre città e dalla vicina Francia. C’è qualcosa della cultura punk in questo tipo di esperienza musicale, io vedo giovani che si strappano letteralmente i capelli durante i concerti!”.
Gli eroi di questa nuova tendenza popolare sono organettisti, suonatori di flauto e cornamusa, nomi famosi che il solo pronunciarli richiama alla memoria serate memorabili, ma in fondo sconosciuti o quasi al grande e sfarzoso mondo della musica di consumo. Nel giro Hilde Frateur è una musicista molto nota, nella sua famiglia suonano tutti ai Boombal. “Ormai tra noi musicisti, - racconta, - c’è la gara per suonare, non si trova più uno spazio libero, tutti i concerti sono prenotati da mesi, sembrano tutti impazziti”.
l Boombal sono diventati anche un business, questo non lo negano neanche gli ideatori. Il marchio è stato registrato e compare su gadget e magliette. Boombal è uno stile. Ma è uno stile che costa poco. Con cinque euro belgi, che sono anche più leggeri di cinque euro nostrani, la gente può entrare e garantirsi una serata da sballo, bevande escluse! Dalla gente è nato il fenomeno ed è la stessa gente che lo gestisce e in qualche modo lo controlla con la sua presenza. E nonostante il notevole afflusso di persone, la speculazione qui ancora non è arrivata.
L’anima della cultura popolare, quella, c’è ancora tutta. Senza consegnarla a un destino museale o innalzarla ai fasti di una cultura per iniziati, musica e danza popolare vivono nel Belgio dei nostri giorni una nuova avventura che non è altro che un ulteriore sviluppo delle forme musicali popolari. Niente nella musica popolare è rimasto mai immutato nei secoli, nuovi e fecondi apporti hanno sempre innestato nuove idee su antiche tradizioni. La rinascita e la riscoperta del folk in tutta Europa ha certamente contribuito a richiamare l’attenzione delle persone più sensibili e forse “politicamente” impegnate (ci sono cose di sinistra e cose di destra, cantava Gaber mettendo in evidenza con ironia il vacuo marketing culturale dei nostri tempi), erano i tempi del riflusso post sessantottino, ora non più. Il caso del Belgio sembra dimostrare che parlare di tradizioni popolari significa prima di tutto allargare lo sguardo alle tradizioni popolari dell’immenso patrimonio eurasiatico tenendo ben presente che la cultura popolare si rivitalizza solo quando è capace di attualizzarsi, sposando i nuovi linguaggi e le nuove tendenze con quelle antiche radici che, lasciate sole a se stesse, rischiano invece di disseccarsi per sempre.
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