mercoledì 30 dicembre 2009

OT. Flash Mob e la metafora dell'insurrezione

Con il termine flash mob (dall'inglese flash - breve esperienza e mob - moltitudine) si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita, generalmente per un breve periodo di tempo, per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari.

Ecco due spettacolari esempi di flash mob. Il primo nella stazione Centrale di Anversa, il secondo in quella di Liverpool. Ma in entrambi i casi la mobilitazione, comunque inaspettata e assolutamente improvvisa, non era clandestina ma a scopi pubblicitari.

Le persone quindi sono in grado di aggregarsi, organizzarsi, trovarsi in un luogo convenuto tutti insieme, ad una certa ora, e agire. Sembra il piano per un'insurrezione, eppure non lo è. Anzi, queste persone sono pagate dalle multinazionali per darsi clandestinamente appuntamento ad una certa ora in stazione e... ballare.

Non c'è dubbio che la cosa sia dannatamente divertente, forse proprio per il fatto che vedere queste immagini ci sussurra all'orecchio l'idea che le persone possano, se si uniscono, fare ciò che più gli piace. Una bella metafora del concetto di popolo, di società. Di ribellione, forse. Ma non è così.

Dietro, per ora, solo le multinazionali. Un segno dei tempi?

Buon anno!



venerdì 25 dicembre 2009

lunedì 21 dicembre 2009

I samurai dell'organetto

Nel portafoglio delle offerte artistiche dell'agenzia belga Fragan salta fuori questo insolito progetto: I Samurai. Sei, dico sei, organettisti, tra i più bravi, non ci sono dubbi, tutti insieme appassionatamente in un bel concertone diatonico: Marc Perrone (Fr), Riccardo Tesi (IT), Bruno Le Tron (Fr), Markku Lepistö (Fin), Didier Laloy (Be), David Munnelly (Irl).

E scusate se è poco...

Tuttavia la cosa non mi appassiona più di tanto, mi sa di operazione commerciale del tipo "I tre tenori", ricordate? Pavarotti Domingo Carreras, tre voci ormai lessate che girarono mezzo mondo con un concerto microfonato e un po' triste, soprattutto per il valore di quegli stessi artisti e per quello che avevano rappresentato per la musica classica nel mondo.

Ora, non vorrei fosse la stessa cosa con "I sei organettisti", un concerto di grandi, in particolare spicca la presenza di Marc Perrone, secondo me un livello sopra tutti, ma un'ammucchiata di cui forse nessuno sentiva la mancanza.

Nonostante questo mio scetticismo, spero nella riuscita di questa iniziativa, anzi, sono sicuro che il concerto riempirà i teatri, il pubblico minoritario dell'organetto, della fisarmonioca in generale, ha bisogno di queste ritualità, se non altro per ricordare al mondo che esistiamo anche noi, fisarmonicisti diatonici.